Crisi politica, radicalizzazioni e riformismo

Sono frenetiche le trattative per dare identità (programmi e incarichi) al nuovo governo tra 5 Stelle e PD e partiti minori dell’estrema sinistra.  In quest’operazione ci sono, come in tutti progetti politici, opportunità e rischi. Partendo da questi ultimi si avverte  il pericolo di una radicalizzazione della situazione politica italiana con la formazione di un nuovo bipolarismo estremizzato. Due formazioni agli estremi:  sinistra  e forze radical populiste (e radical chic); destra, anch’essa con forti accenti populisti. Al centro un grande vuoto, quello del riformismo politico liberale che ha costruito l’Europa del Welfare State con i partiti liberali e socialdemocratici. Come è noto infatti i partiti comunisti e di estrema destra sono sempre stati contrari a un Welfare Community, democratico, partecipato, sussidiario. Efficace integrazione, qust’ultimo, tra intervento dello stato (universalistico, come la saluto per tutti) e azioni personalizzate, dove comunità locali e terzo settore (quello vero, non quello delle cooperative appaltanti) integrano le loro azioni per servizi  pubblici (efficienti)  e privati (non parassitari, in attesa di lucruose convenzioni e accreditamenti; seri, eticamente  controllati). Queste cose le faceva e le fa un riformismo serio e liberale che in Italia pare scomparso dalla scena politica. Poi occorrerebbe una riprogettazione dei modelli locali di governo. Esempi positivi  se ne possono fare. Il Comune di Milano ha saputo coniugare importanti progetti di sviluppo urbano e tecnologico – unici forse in Italia – con un welfare condiviso con la Regione Lombardia. I due enti, come è noto,  hanno maggioranze politiche di segno diverso ma ciò non ha impedito una efficace collaborazione istituzionale sul terreno liberale e riformista. Il Comune di Bologna sta lanciando un programma di Welfare Culturale forse unico per caratteristiche a livello europeo rivolto ad accrescere il valore culturale della vita dei cittadini (anziani che vivono vent’anni di più, ma anche studenti, giovani coppie, noi tutti). Così Bologna, ad esempio, sta diventando una capitale europea e forse mondiale del Cinema, cosa che fa piacere a tutti. La Scuola di Welfare di Comunità  Achille Ardigò che lo stesso Comune ha istituito è un altro indice di buona progettazione sociale all’insegna del riformismo. Essa infatti parte dal presupposto che l’assistenza – come ci insegnava Ardigò – non deve valorizzare gli ‘assistenti’ – come spesso avviene – ma gli ‘assistiti’. Ad esempio serve ben poco fare della buona ‘accoglienza’ agli immigrati se poi non sei in grado di garantire lavoro vero (non finto) e inserimento abitativo. È noto che l’assistenzialismo generico premia soprattutto chi lo fa. Così, sempre parlando dell’Emilia Romagna, bisogna ripensare e riprogettare quello che un tempo era uno dei migliori sistemi di asssistenza sanitaria in Italia, ricordando che Bologna è capitale nazionale della cura e che, con strutture come il Rizzoli, il Sant’Orsola e il Maggiore, potrebbe continuare ad esserlo con un buon riformismo in sanità.  È questa dimensione  politica e culturale dei problemi sociali che vorremmo avvertire in queste ore frenetiche di crisi di governo e che, purtroppo, non avvertiamo.

 

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