La Bella Lezione di Pier Paolo Donati sul Welfare alla Scuola Ardigò del Comune di Bologna. Contano le buone relazioni.

La lezione di Pier Paolo Donati sul Welfare alla Scuola Achille Ardigò del Comune di Bologna.

Ho preso appunti, come tanti degli oltre cento discenti presenti alla bella lezione di Pier Paolo Donati tenuta ieri alla Scuola Ardigò, nella Sala del Risorgimento al Museo Archeologico di Bologna. Sono appunti personali e quindi, nella loro soggettività, non impegnano minimamente il relatore. Eccoli.

Il ‘Welfare Relazionale’ è basato sul valore delle relazioni sociali e individuali. Ad esempio, in una famiglia non conta solo il reddito o la casa, ma soprattutto le complesse relazioni tra i componenti. Dobbiamo avere la speranza di poter effettivamente innovare il sistema assistenziale, non considerando la cosa scontata, perché non lo è.

I regressi in atto nei sistemici Welfare, che portano a un assistenzialismo burocratico, fatto di trasferimenti di denaro o di prestazioni, di moduli da riempire, avulsi dalle relazioni, freddi, è un problema serio. Così la CEE che ha pensato a un Welfare in funzione del mercato e oggi si trova di fronte ad un ritorno alla stato nazione e a un rigetto della dimensione europea da parte della gente.

I Diritti non possono essere intesi in funzione della competizione sul mercato e nella vita. Una standardizzazione dei diritti regolata da codici statali e non dalla reale situazione della persona non è accettabile.Una mancata differenziazione tra ineguali aumenta le ineguaglianze. La necessità di guardare alle condizioni di vita e non a norme astratte, regolate da codici dello stato. Non ci può essere solo mercato e stato. Nell’assistenza devono avere un ruolo centrale le reti relazionali. La pluralità di soggetti che partecipano al sistema assistenziale, di diversa natura perché pubblici, privati e del terzo settore, in reti orizzontali, devono poter condividere scelte e strategie in un rapporto reciproco non subordinato.

Il sistema di welfare universalistico è in crisi e di fatto discrimina. La selezione crea nuove ghettizzazioni. Si è arrivati a coniare il termine assurdo ‘universalismo selettivo ‘. I diritti non devono essere il risultato di un’astrazione, ma anche di relazioni presenti nella società civile. E’ necessaria una ‘costituzionalizzare i diritti delle sfere private che hanno funzione pubbliche’. Occorre riconoscere il ‘Diritto Relazionali’, ad esempio il diritto del bambino a crescere in una famiglia. Il diritto relazionale è un diritto umano, non civile e sociale. Diritti sociali, civili, politici, umani (relazionali) devono essere considerati in un contesto unitario.

I servizi di welfare, quindi, devono guardano alla qualità della relazione ed essere anche servizi relazionali. La tecnologia, la robotistica, le ‘persone elettroniche ‘, aprono, in questo contesto, nuovi scenari che vanno regolamentati a tutela della persone e della qualità delle relazioni.

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