Chi stabilisce chi ha diritto al tampone?

Il caso della dottoressa Laura Licchetta è emblematico di una situazione grave che rischia di sfuggirebbe ad ogni controllo. La nostra Associazione riceve in questi giorni moltissime segnalazioni e  informazioni da operatori sanitari, per non dire di quelle avute da singoli cittadini, su disfunzioni e comportamenti scorretti da parte di una burocrazia spesso arrogante. Di fronte a situazioni non solo di sospetta malattia ma di chiari sintomi della presenza del virus, non sono pochi quelli a cui viene data una risposta a dir poco burocratica. Numeri Verdi che non rispondono o danno risposte del tutto inadeguate. Medici di famiglia abbandonati a se stessi che non sono in grado di far fronte alle numerose richieste dei loro assistiti. Personale medico in ospedale costretto a operare in condizioni di mancata tutela della salute, con pochissime mascherine, qualche guanto che non vengono sostituiti. Dottori in prima linea che dovrebbero essere controllati perché continuamente esposti alla malattia e ai quali non viene fatto alcun tampone. In questa situazione di grave crisi emergenziale non è possibile accettare l’idea che i normali diritti costituzionali alla cura e la prevenzione siano sospesi o comunque a discrezione di chi amministra la sanità.  Così come non è accettabile l’irritazione per ogni critica o per ogni pubblicizzazione delle informazioni che denunciano tutto questo. Lo dico ancora più chiaramente: si ha la netta sensazione di essere in quelle situazioni di guerra in cui colonnelli e generali impongono leggi di emergenza stabilendo loro quali diritti sono esigibili e quali no, perché ‘il nemico è in ascolto’.

Un dirigente sanitario della AUSL ha risposto infastidito alla coraggiosa denuncia di Laura Licchetti, apparsa oggi sui giornali e ancora prima su questo sito della nostra Associazione. Laura – medico di un ospedale in prima linea come il Bellaria e per giunta con sintomi di malattia al COVID19 – per ottenere un tampone, che poi ha avuto aspettando al pronto soccorso dalle 11 del mattino alle tre di notte, ha dovuto lottare giorni e giorni. Il dirigente dell’AUSL le ha risposto con queste parole: “non dovrebbe sfuggire a nessuno che in una situazione di risorse carenti si devono adottare scelte operative tese a indirizzare quanto è disponibile dove è più necessario”. Gli ha fatto eco il direttore delle pagine bolognesi del Resto del Carlino, Valerio Baroncini, scrivendo sul suo giornale che ‘in queste ore fare polemiche sui tamponi..è davvero fuori luogo” perché, secondo lui,  contano i risultati. Allora la domanda che noi facciamo come Associazione Achille Ardigò, che da sempre si batte per il rispetto sostanziale e non formale dei diritti del cittadino nella sanità, è questa: chi stabilisce ‘il dove è più necessario’? Chi stabilisce chi ha diritto di essere curato? Chi ha diritto al tampone e chi no? Questa scelta tra la vita e la morte non può rimanere a discrezione della burocrazia sanitaria. Se ciò avvenisse sarebbe la sospensione e la fine dei nostri diritti costituzionali.

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